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Domande che le spose fanno spesso sui fiori: risposte dal laboratorio a Firenze

  • 26 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 4 giorni fa

Da dove si parte per pensare ai fiori? 

Quando incontro una coppia nel mio laboratorio a Firenze, la prima domanda è quasi sempre: “Da dove cominciamo?”. La tentazione è partire dalle foto salvate su Instagram o Pinterest, ma il punto di partenza reale è un altro: il vostro percorso nella giornata e i luoghi che avete scelto. Il lavoro inizia così: ripercorriamo insieme il giorno del matrimonio, dall’arrivo della sposa al taglio della torta. Guardiamo chiesa o Comune, villa o casale, giardino o sale interne. Capire se vi sposerete a Firenze, nel Chianti o in Val d’Orcia significa già intuire come luce, spazi e paesaggio influenzeranno i fiori. Solo dopo passiamo a bouquet, rito, tavoli e piccoli dettagli. L’obiettivo non è copiare un’immagine, ma costruire un progetto che abbia senso per la vostra storia e per i luoghi che avete scelto.


Quanto costa un allestimento floreale?

Possiamo adattarlo al nostro budget? La domanda sul budget arriva presto, ed è giusto così. Non esiste una cifra unica valida per tutti i matrimoni in Toscana: dipende da numero di ospiti, numero di location, tipo di rito, stagione, complessità degli allestimenti. Quello che posso promettere è un approccio trasparente e misurato. Di solito lavoriamo per priorità: prima i fiori personali (bouquet, bottoniere, eventuali dettagli per i familiari), poi il luogo del rito, infine ricevimento e tavoli. A partire da qui costruiamo un preventivo che non sia una lista infinita di voci, ma un percorso ragionato. Se il budget è definito, lo diciamo subito e lavoriamo di conseguenza: meglio concentrare le risorse su alcuni punti chiave – come il sì e il tavolo principale – piuttosto che riempire ogni angolo con piccoli allestimenti che nessuno noterà davvero.


Possiamo usare i nostri fiori preferiti anche se non sono di stagione? 

Molte spose hanno un fiore del cuore: una rosa precisa, una peonia, una dalia, un fiore visto in una foto. La domanda è naturale: “Possiamo averlo anche noi, in quella data, in Toscana?”. La risposta dipende dalla stagione e dal tipo di fiore. In alcuni casi è possibile, in altri significherebbe forzare la natura, con costi più alti e resa meno stabile. Per questo, quando un fiore non è facilmente disponibile o non è nel suo momento migliore, preferisco essere onesto: spiegare i limiti, proporre alternative vicine per forma, colore o sensazione, piuttosto che promettere qualcosa che rischia di deludere. Spesso le combinazioni più riuscite nascono proprio da questo dialogo tra desiderio e realtà.


Quanti fiori servono davvero?

Come evitare effetto “troppo” o “troppo poco”? Un’altra domanda frequente riguarda la misura: “Come facciamo a non esagerare, ma neanche a lasciare tutto vuoto?”. La paura dell’eccesso convive con quella di fare “troppo poco”. La risposta, per me, sta nell’ascolto dei luoghi. In una pieve di campagna nel Chianti, con pietra a vista e luce soffusa, basta spesso valorizzare altare, ingresso e pochi punti chiave. In un Comune storico a Firenze, con rito breve e arredi vincolati, una composizione curata sul tavolo del sì e qualche dettaglio vicino alle sedute può essere sufficiente. In una villa con vista sulle colline, giardino e tramonto sono già parte dell’allestimento: i fiori arrivano a sottolineare, non a coprire. Il mio lavoro è capire dove i fiori servono davvero – per accogliere, segnare un passaggio, incorniciare un momento – e dove invece è più onesto lasciare che siano architettura e paesaggio toscano a parlare.


Cosa succede se piove o cambia il meteo all’ultimo momento? 

Chi sceglie la Toscana immagina spesso cieli limpidi e cene all’aperto, ma pioggia, vento o caldo intenso sono possibilità concrete, soprattutto nei mesi di passaggio. La domanda allora è: “Se dobbiamo spostare tutto dentro, i fiori reggono? Il progetto ha ancora senso?”. Quando progetto un allestimento, cerco sempre di immaginare almeno un piano B realistico: non un “ripiego”, ma una variante coerente con gli spazi interni. Questo significa scegliere strutture e composizioni che possano, quando possibile, adattarsi o spostarsi, rispettando tempi tecnici e distanze tra una location e l’altra. Anche la scelta dei fiori tiene conto del clima: in piena estate, in un giardino assolato, evito materiali troppo delicati in punti esposti; in inverno cerco varietà che reggono meglio il freddo e gli interni riscaldati.


Come possiamo essere sostenibili senza rinunciare alla bellezza? 

Sempre più coppie mi chiedono: “Possiamo fare qualcosa di bello, ma con attenzione agli sprechi e all’ambiente?”. Essere sostenibili, per me, significa prima di tutto scegliere con misura: evitare allestimenti ridondanti in spazi che non li richiedono, favorire fiori di stagione, ridurre l’uso di materiali difficili da riciclare. Quando è possibile, valutiamo se alcune composizioni possono essere riutilizzate tra un momento e l’altro della giornata, sempre nel rispetto del lavoro. Anche decidere di non mettere fiori ovunque è una scelta sostenibile: lasciare respirare chiostri e corti, usare il verde già presente, valorizzare la luce naturale o le candele al posto di decine di piccoli vasi. La sostenibilità non è una rinuncia estetica, ma un modo più onesto di stare in dialogo con il paesaggio toscano e con il vostro budget.


Prima dei fiori, una conversazione


 Dietro ogni domanda sui fiori, in realtà, ce n’è quasi sempre una più grande: “Riusciremo a riconoscerci nel nostro matrimonio?”. I fiori sono solo una parte – importante, certo – di un quadro fatto di luoghi, persone, luce, stagioni.


 Nel mio laboratorio a Firenze, il lavoro comincia sempre da una conversazione: ci prendiamo il tempo per ascoltare le vostre domande, i vostri dubbi, i vostri desideri, che vengano da anni di sogni o da poche immagini viste online. Da lì, passo dopo passo, costruiamo un progetto floreale che tenga insieme misura, paesaggio, budget e sensibilità personale.


 Se state immaginando un matrimonio in Toscana – in una chiesa di campagna, in un Comune storico, in una villa tra le vigne del Chianti o in un borgo affacciato sulla Val d’Orcia – possiamo parlarne su appuntamento, con calma. Le vostre domande troveranno risposte concrete e i fiori, poco a poco, troveranno il loro posto naturale nella vostra storia.

 
 
 

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