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Quando i fiori rispettano la location: ville, castelli e hotel in Toscana”

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Chi gestisce una villa storica, un castello, una tenuta in campagna o un hotel sa bene che ogni evento è una festa… ma anche una prova di resistenza per muri, pavimenti, giardini, arredi. I fiori possono valorizzare un luogo, oppure lasciarsi dietro gocce d’acqua, graffi, residui, strutture ingombranti. La differenza non sta solo nel gusto, ma nel modo in cui il floral designer entra e esce da quello spazio. Come floral designer artigiano a Firenze, abituato a lavorare in ville, borghi e dimore storiche in Toscana, considero la location una “casa in prestito”. Il mio obiettivo non è solo farla sembrare bellissima per una sera, ma restituirla com’era, con la stessa cura con cui l’ho trovata. Fiori che parlano, sì. Ma che non lasciano tracce sbagliate dietro di sé.

Leggere il luogo prima di pensare all’allestimento

Prima di immaginare archi, centrotavola o composizioni scenografiche, mi interessa capire dove sto entrando. Una villa sulle colline tra Firenze e il Chianti non è una cantina in Val d’Orcia, un chiostro antico non è una serra contemporanea. Ogni luogo ha materiali, limiti, regole, punti delicati che vanno rispettati. Per questo, quando lavoro con una location o con il suo venue manager, parto quasi sempre da un sopralluogo ragionato: pavimenti da proteggere, muri da non forare, balaustre da non appesantire, giardini da non calpestare. È in questo momento che si decide quanto l’allestimento potrà essere presente, e dove invece dovrà solo sussurrare. Se una richiesta degli sposi o di altri fornitori mette a rischio la struttura, lo dico con schiettezza e propongo alternative che rispettino il luogo. Un responsabile di location non ha bisogno di promesse vaghe, ma di qualcuno che guardi gli stessi dettagli: punti d’appoggio sicuri, passaggi di servizio, tempi di montaggio e smontaggio compatibili con le regole della casa.

Proteggere pavimenti, muri e giardini: fiori in punta di piedi

Molti problemi non nascono dai grandi gesti, ma dalle piccole distrazioni: vasi che perdono acqua su pavimenti in cotto, strutture appoggiate su muretti antichi senza protezioni, cera che gocciola dove non dovrebbe. Lavorare in location storiche in Toscana mi ha insegnato che la vera eleganza di un allestimento floreale sta anche in ciò che non si vede: teli protettivi, appoggi studiati, materiali scelti con attenzione. Quando progetto un allestimento per una villa, un castello o un relais, tengo conto di tutto questo fin dall’inizio. Preferisco soluzioni tecniche che non stressino pavimenti e pareti, strutture che distribuiscano i pesi, candele e lanterne controllate, supporti che non graffino e non lascino segni. Nei giardini, rispetto i percorsi già tracciati, evito di improvvisare “passaggi creativi” che schiacciano prati o bordure, e mi coordino, se serve, con chi si occupa della manutenzione del verde. Fiori che non lasciano traccia significa anche questo: arrivare in punta di piedi e tornare via nello stesso modo, senza che la bellezza di una sera diventi un problema il giorno dopo.

Logistica, accessi e tempi: il floral designer nella vita quotidiana della struttura

Dietro un evento riuscito c’è sempre un lavoro quotidiano della location: camere da preparare, cucine che lavorano, giardinieri, tecnici, staff di sala. Un allestimento floreale che ignora questi aspetti diventa un corpo estraneo, anche se è bellissimo in foto. Per questo, quando collaboro con una struttura tra Firenze, il Chianti, la Val d’Orcia e le altre zone della Toscana, chiedo sempre di chiarire accessi, orari, percorsi di carico e scarico, limiti di rumore e di movimento. Meglio sapere subito quali cortili non si possono attraversare con i furgoni, quali sale devono restare libere a determinate ore, quali aree sono delicate o off-limits. Inserirmi in questa logistica con rispetto significa non bloccare corridoi, non occupare a lungo gli stessi punti cruciali, non invadere zone riservate agli ospiti. L’idea è semplice: entrare nella vita della struttura senza stravolgerla, lasciando che lo staff possa continuare a fare il proprio lavoro senza ostacoli.

Montaggi e smontaggi silenziosi: l’evento finisce, la cura resta

Un allestimento parla nel momento in cui gli ospiti entrano e vivono lo spazio. Ma per chi gestisce la location, il ricordo più forte spesso è un altro: cosa succede dopo. Quanto ci si mette a smontare, come vengono eliminati i materiali, se gli spazi tornano davvero come prima o restano “stanchi” per giorni. Nel mio lavoro cerco di essere chiaro fin dall’inizio su tempi e modalità di montaggio e smontaggio, coordinandomi con la direzione della struttura, con la wedding planner e con gli altri fornitori. Smontare non significa abbandonare sacchi, secchi, contenitori e residui in giro: vuol dire raccogliere, differenziare dove possibile, non lasciare vasi nascosti nei corridoi di servizio, liberare scalinate e cortili con la stessa attenzione con cui li ho occupati per qualche ora. Per una location, avere accanto un floral designer che considera lo smontaggio parte integrante del progetto è una garanzia in più: l’evento finisce, ma la relazione di fiducia può continuare.

Un alleato per ville, castelli, hotel e tenute in Toscana

Il mio modo di lavorare con le location nasce da un patto semplice: il luogo viene prima del mio ego. Che si tratti di una villa sulle colline di Firenze, di un borgo in campagna, di un relais tra i vigneti o di un hotel in città, il progetto floreale deve valorizzare l’architettura e il paesaggio, non coprirli o metterli a rischio. Dal laboratorio di Firenze mi muovo verso le diverse zone della Toscana con questo sguardo: leggere lo spazio, rispettarne la storia, proteggerlo prima, durante e dopo l’evento. La bellezza di una serata non deve lasciare dietro di sé fatica in più per chi vive ogni giorno quella struttura. Se gestisci una location e cerchi un floral designer che lavori con misura, rispetto e concretezza, il punto di partenza è sempre una conversazione onesta: parlarci del tuo luogo, delle sue regole, dei suoi limiti e delle sue possibilità. Da lì, si costruisce un progetto che non chiede alla casa di diventare altro da sé, ma la accompagna, per un giorno, a raccontare al meglio la storia che ospita.


 
 
 

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