Fiori e tavola: lavorare in armonia con il catering
- 26 feb
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Aggiornamento: 2 giorni fa
Ci sono tavole bellissime in foto ma difficili da vivere: centrotavola troppo alti, fiori invadenti, profumi che coprono la cucina, vasi in equilibrio precario tra piatti e calici. E poi ci sono quelle cene in cui tutto scorre: servizio fluido, piatti che arrivano in tempo, ospiti comodi, tavola curata ma mai ingombrante. La differenza, spesso, sta nel dialogo tra chi si occupa dei fiori e chi si occupa del cibo. Come floral designer artigiano a Firenze, abituato a lavorare tra ville, cantine e dimore storiche in Toscana, considero il catering un alleato naturale. Il mio lavoro sulla tavola non è “mettere fiori ovunque”, ma trovare la misura giusta perché estetica, servizio e ritmo della serata possano respirare insieme.
Ascoltare la tavola del catering prima di pensare ai fiori
Prima di parlare di colori e varietà, mi interessa capire come il catering immagina la tavola. Tipo di servizio, numero di portate, dimensioni dei piatti, presenza di isole o passaggi frequenti in sala. Una mise en place per un menù degustazione in una cantina del Chianti non ha le stesse esigenze di un buffet di matrimonio in una villa con vista sulle colline. Per questo, quando possibile, chiedo di vedere almeno una proposta di tavola o di confrontarmi direttamente con il responsabile di sala. È in questo scambio che capisco dove i fiori possono accompagnare il lavoro del catering, senza diventare un ostacolo. Se una soluzione rischia di intralciare vassoi e mani, lo dico subito e la ripensiamo insieme, prima che arrivi il giorno dell’evento.
Centrotavola che lasciano spazio al gesto
Il cuore della collaborazione tra floral designer e catering sta spesso qui: nel centrotavola. Bello, certo, ma non protagonista assoluto. Un centrotavola pensato per una cena vera deve lasciare spazio ai piatti, alle bottiglie, ai movimenti dei camerieri e alle conversazioni tra gli ospiti. Per questo lavoro molto su altezze misurate, basi stabili, composizioni che non si “spanciano” oltre il necessario, elementi che non rischino di rovesciarsi al primo passaggio veloce. Preferisco una tavola dove l’occhio si muove tra fiori, piatti e vetri in equilibrio, piuttosto che una decorazione che chiede continuamente attenzione per non essere toccata. In Toscana, tra Firenze, il Chianti e la Val d’Orcia, mi capita spesso di lavorare con catering che hanno uno stile definito e una cucina importante. In questi contesti, il mio compito è valorizzare la tavola senza rubarle il senso: i fiori devono sostenere il racconto del menù, non coprirlo.
Profumi misurati e rispetto per la cucina
Fiori troppo profumati vicino ai piatti possono diventare un problema. Una tartare delicata, un piatto di pesce o un dessert agrumato non devono competere con un mazzo intenso di fiori profumati appoggiato a pochi centimetri. Anche qui, il dialogo con il catering è fondamentale. Quando progetto gli allestimenti per i tavoli, tengo conto dei profumi che porto in sala: li scelgo con misura, li sposto quando serve verso aree meno sensibili (ingressi, angoli di passaggio, zone lounge) e li riduco in prossimità di isole gastronomiche e buffet. Se il responsabile del catering ha esigenze specifiche – ad esempio, niente candele su determinati tavoli o spazi liberi per determinate portate – preferisco saperlo prima e integrare queste necessità nel progetto floreale. Così la cucina può lavorare al massimo, senza sentirsi “coperta” da un’estetica che ignora odori, temperature e delicatezze dei piatti.
Montaggi, smontaggi e passaggi: stare dentro i tempi del servizio
Un evento non è solo l’attimo in cui gli ospiti entrano in sala. Prima e dopo c’è una macchina complessa che si muove: mise en place, prove di servizio, assaggi, regolazioni di luci, disposizioni di sedie e tavoli. Un floral designer che ignora questi momenti può creare più problemi che bellezza. Per questo cerco sempre di concordare con il catering orari chiari per montaggi e, quando serve, per piccoli aggiustamenti durante la serata. In molte location tra Firenze e la campagna toscana, l’accesso non è semplice: scale, cortili, carichi su e giù. Entrare in questi spazi rispettando i tempi del catering significa permettere a tutti di lavorare con meno ansia, senza intralciarsi a vicenda. Allo stesso modo, nello smontaggio, considero il lavoro di chi, a fine serata, deve ancora muoversi tra tavoli, carrelli, attrezzature. Raccogliere con cura, evitare di lasciare acqua o residui in giro, liberare passaggi chiave: sono attenzioni semplici, ma fondamentali per una collaborazione serena.
Un invito a tavola, per chi cucina e serve in Toscana
Il mio modo di lavorare con il catering nasce da un’idea semplice: la tavola è un luogo condiviso. Nessuno dei due – né chi cucina né chi mette i fiori – è il padrone assoluto di quello spazio. Quando ce lo ricordiamo, il risultato è una cena che funziona: per gli ospiti, per lo staff di sala, per gli sposi o per l’azienda che ha scelto quel momento. Dal laboratorio di Firenze mi muovo spesso verso ville, cantine, hotel e dimore storiche in Toscana proprio con questo spirito: portare fiori che dialogano con piatti, bicchieri, tovaglie e tempi del servizio. Senza eccessi, senza forzature, con la schiettezza di chi preferisce parlare chiaro al tavolo di lavoro piuttosto che creare problemi in sala. Se dirigi un catering e ti riconosci in questa idea di collaborazione – tavole belle da vedere, ma prima di tutto comode da vivere e da servire – il passo successivo è incontrarsi e guardare insieme il prossimo evento. Non per inventare scenografie impossibili, ma per costruire una tavola che rispetti il tuo lavoro in cucina e lasci ai fiori il ruolo giusto: presenza discreta, misurata, al servizio dell’insieme.
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